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Il buio non fa paura
Pier Lorenzo Pisano

 Il buio non fa paura
 Pier Lorenzo Pisano
 Narrativa contemporanea
 NN Editore
 3 giugno 2021
 cartaceo
 172

Gabriele ha due fratelli, e vive con la mamma e il papà in un piccolo paese di montagna. I tre ragazzini crescono spensierati tra giochi e corse nei campi quando, una sera, la madre va nella stalla a prendere il latte per Gabriele e viene inghiottita dal buio. I bambini si trovano così ad affrontare la sua assenza e lo strazio del padre, mentre in paese circola voce che di notte una bestia terribile sta uccidendo gli animali.

Una sera Gabriele segue il padre e gli uomini nella caccia al mostro, e si trova improvvisamente da solo, al buio nel bosco, finché una spaventosa creatura d’ombre gli si avvicina, lo raccoglie e lo abbraccia.

Da quel momento Gabriele dovrà lottare per salvare quella creatura contro un mondo di adulti che non può ascoltarlo, e che nell’odio trova la sua dimensione di comunità.

Nemmeno ci pensano a quanto sono stati felici appiccicati addosso a mamma, e ora quella sedia non si trova, papà l’ha fatta a pezzi, l’ha distrutta nel mucchio con la legna, ha spezzato i suoi ricordi […] e poi su quella sedia non ci andava più nessuno, papà perché non c’entrava, e i tre bambini perché non sono mai stati su quella sedia senza mamma

La mamma non c’è più. È stata fagocitata dal buio. Ed è il buio a essere il fulcro trainante della narrazione nel romanzo d’esordio di Pier Lorenzo Pisano. Giovane autore di cinema e teatro, per “Il buio non fa paura”NN Editore, compie una scelta stilistica decisamente originale, che gli è valsa la finale al Premio Calvino 2020.

A essere protagonisti sono tre fratelli; ma la regia delle scene è affidata a uno solo di loro, Gabriele. Proprio a causa di una sua marachella, una sera, la mamma, allontanatasi dal cortile di casa per prendere del latte in stalla, scompare dileguandosi misteriosamente nel nulla più oscuro. La famiglia, padre in testa, si mette immediatamente sulle sue tracce, senza alcun riscontro. La mamma non c’è più. Il buio se l’è portata via.

Saranno delle misteriose morti di animali lungo il ruscello a evocare la possibilità che sia stata uccisa da una bestia feroce, un mostro. L’intero villaggio, preda della paura, imbracherà i fucili e partirà in direzione del bosco a caccia del mostro. E come può un bambino resistere al mistero? Gabriele seguirà di nascosto l’esercito del padre e lì, sperso nel buio, troverà un’ombra traballante e terrificante; solo che questa avrà il profumo di sua madre. E non avrà più paura.

A questo punto la dimensione paranormale del romanzo si intrufola nella trama, ma lo fa discretamente, delineando una favola nera che è una storia di dolore, di perdita, di lutto, di formazione, con quel tocco onirico e visionario a renderla accattivante. La cornice è quella tipica di una fiaba – un villaggio, un fiumiciattolo, una casa in montagna, un faggio – e la stessa trama sarebbe eccessivamente fiabesca, se non fosse supportata da una sintassi originale e inedita per il genere, dove l’unica punteggiatura ammessa è la virgola a spezzare pensieri e dialoghi. Seguendo il flusso narrativo, si arriva così a fraternizzare col dolore di una famiglia a pezzi, mancante della sua luce, la mamma.

La particolarità è proprio in questa accecante dicotomia cromatica, buio e luce, che ricorda molto “Io non ho paura” di Ammaniti; e personalmente, nella creatura d’ombre che si rifugia nel fitto della boscaglia ho ritrovato lo stesso ondeggiare e le stesse trasparenze dei fantasmi del regista giapponese Myazaki della “Città incantata”. È veramente difficile che un autore italiano riesca a far sua quella grande capacità visionaria che è propria del mondo nipponico. Pier Lorenzo Pisano ci è riuscito, senza rinunciare ai toni tipicamente italiani del romanzo di formazione.

Il dolore è al centro del vortice narrativo: il capofamiglia fa a pezzi il lutto, spaccando la legna, mentre i figli, a capo chino per la tristezza, cercheranno la luce materna nelle intercapedini della loro immaginazione, come negli oggetti-ricordo più cari, generando nel lettore una tenerezza sconfinata. E lo ammetto, qualche lacrimuccia scappa.

Gabriele ha provato a catturare i pesci a mani nude, e non è la stessa acqua dove mamma si faceva il bagno al primo sole estivo, non sarà mai più quell’acqua lì, specialmente quell’acqua lì”

La brevità del romanzo, inoltre, genera un forte concentrato di emozioni che non lascia scampo, in un finale aperto a libera interpretazione. Come di libera interpretazione è la metafora incarnata dalla creatura d’ombre. Non esiste una spiegazione univoca; tuttavia, la favola va decodificata a proprio modo, altrimenti la morale si ridurrebbe al topos fantasy del bambino che per la sua innocenza scopre l’ultraterreno e lo difende dal mondo adulto, ingabbiato dalla fedeltà al reale. Ecco, il romanzo di Pier Lorenzo Pisano è molto di più; perché quel buio che nel folto del bosco abbraccia Gabriele ha un odore materno e, secondo la mia personale visione, l’ombra non è altro che l’affetto filiale perduto, difficile da lasciar andare, soprattutto se a fronteggiare il lutto sono dei bambini.

Questo libro è per chi crede nel potere dell’innocenza, nella veridicità dell’immaginario, nell’incanto dei ricordi, nella tenerezza dell’infanzia. E tu ci credi?

L’autore

il buio non fa paura

Pier Lorenzo Pisano (Napoli, 1991) è regista e autore di cinema e teatro, diplomato in regia presso il Centro Sperimentale di Roma. Il suo cortometraggio d’esordio, Così in terra, è stato selezionato in concorso al 71° Festival di Cannes e in più di cinquanta festival internazionali. I suoi testi teatrali sono tradotti in dodici lingue e rappresentati in teatri e festival europei. Ha vinto numerosi premi tra cui il Premio Solinas, il Premio Riccione-Tondelli, il Premio Hystrio. Il buio non fa paura è il suo romanzo d’esordio, tra i finalisti del Premio Calvino 2020.

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