
“Vermeer il tempo perduto”
Giovanna Strano
Romanzo storico
Morellini Editore
10 dicembre 2024
Cartaceo, ebook
256
Johannes Vermeer emerge come un maestro indiscusso, capace di trasmettere l’essenza dell’arte pittorica nella sua forma più pura. Con una tecnica impeccabile, ritrae la società olandese del Seicento, immergendo lo spettatore in un mondo di luce e silenzio. La sua arte diventa un filo conduttore che attraversa i secoli, collegando la sua epoca con il Novecento. Le vicende legate alle opere di Vermeer si intrecciano con le storie di uomini e donne che, in modi diversi, hanno interagito con il suo genio, dallo studioso Théophile Thoré-Bürger, allo scrittore Marcel Proust, fino al falsario Han Van Meegeren. In questo romanzo, l’arte si erge a simbolo di rivelazione, capace di svelare l’invisibile attraverso il lavoro incessante dell’anima umana. Ci guida verso riflessioni profonde sul significato del tempo e sul valore della vita. E in questo intreccio di storie, l’amore si afferma come la forza salvifica che muove il mondo, infondendo agli uomini il coraggio di combattere per i propri ideali. A fare da protagoniste, figure femminili straordinarie come Catharina, Apolline e Johanna: tutte diverse, ma unite da una dolcezza e una determinazione senza tempo. Un viaggio che esplora non solo l’arte, ma anche la profondità dell’esperienza umana.
“Vermeer il tempo perduto” è un romanzo di Giovanna Strano che fa parte della Collana “Varianti” di Morellini Editore.
L’autrice ci presenta Catharina Bolnes and Johannes van der Meer. Provenienti da estrazioni sociali diverse: lei “da una famiglia cattolica benestante”, lui da una famiglia di tessitori che esercitava anche l’attività alberghiera.
“Nonostante le premesse, erano riusciti a sposarsi (…) Catharina, anche se molto giovane, era estremamente volitiva e testarda, e la madre lo sapeva bene. Per nulla al mondo avrebbe rinunciato a inseguire i suoi sogni e Jan era quello principale. Sarebbe stata a ogni costo sua moglie. E lui sarebbe stato a ogni costo suo marito.” – “Vermeer il tempo perduto”
Jan si converte al cattolicesimo pur di sposare la giovane, anche se la sua indole religiosa era alquanto personale.
I coniugi andarono a vivere nella locanda della famiglia Vermeer. Tuttavia Johannes non aveva alcun interesse nel gestire l’attività. La sua unica passione era la pittura.
“Non chiedeva altro che di stare in quell’atelier, nell’angolo più trafficato di Delft, ad affermare la sua persona attraverso ciò che gli riusciva meglio: l’arte della pittura.”
Non a caso, per la cover è stata scelta proprio “Veduta di Delft”, dipinta nel 1660-1661.
L’autrice ci racconta che la famiglia crebbe. I coniugi generarono ben quattordici figli, di cui tre morirono prematuramente. Tutto proseguì con lentezza e serenità, fino al sopraggiungere della guerra contro la Francia.
La situazione precipitò per tutti, soprattutto per chi aveva una famiglia numerosa e non poteva contare su un’entrata economica sicura.
“La gente non aveva il tempo e la voglia di pensare all’arte. La paura di tempi ancora più bui frenava la cura di ciò che ora appariva effimero.”
Conosciamo Vermeer solo attraverso dei flashback in quanto il racconto inizia dopo la sua morte, avvenuta il 15 dicembre 1675.
Giovanna Strano, con enfasi e con tatto, descrive lo strazio di una moglie che ha perso l’adorato marito e che è costretta a trovare il modo di sfamare se stessa e i suoi figli. Inoltre, il momento economico era difficile, a causa della caduta del mercato dell’arte, e lei era decisa a non svendere le opere di Jan.
Le descrizioni dell’autrice sono così minuziose che è possibile immaginarsi i quadri dell’artista, anche per chi non li ha mai visti.
Ho apprezzato l’ampio spazio che Giovanna ha dato alla figura di Catharina, narrando anche la sua storia personale. Ce la presenta come una donna arrabbiata, combattiva, tanto sola, che fece di tutto affinché la Corte di Giustizia Suprema non le sottraesse “L’apologia della pittura”, quel quadro rappresentava loro due e il loro amore.
“Lui è di spalle, non mostra il viso. Si avvicina col dito per toccarlo sulla schiena, la pittura increspata scivola sotto l’indice (…) Sente il calore delle pennellate, avverte il suo sguardo su di lei, come quando realizzò quell’opera. Poi si osserva, lì dipinta.” – “Vermeer il tempo perduto”
Catharina, “la musa del pittore”.
Leggendo questo libro ho avuto la sensazione di camminare in una galleria d’arte dedicata al pittore olandese con una guida speciale, l’autrice stessa. È lei a spiegare la genesi o l’importanza di un quadro.
Con un balzo temporale di due secoli, Giovanna ci porta nella metà del 1800, periodo in cui lo studioso Théophile Thoré-Bürger intraprese un viaggio alla scoperta dei luoghi nei quali videro la luce le opere di Vermeer. Ciò che impressiona gli esperti d’arte e gli estimatori sono i colori usati dall’artista, che rendono uniche le sue opere.
Per creare quelle tonalità – come il blu della gonna del dipinto “La lattaia” – occorrevano costosi lapislazzuli che venivano importati dall’Afghanistan.
Per permettere al pittore di creare polveri e colori unici, la sua numerosa famiglia si levava “il pane dalla bocca”.
Descrivendo la società del diciannovesimo secolo, l’autrice tratta alcuni temi importanti del periodo come quello del suffragio universale.
Inoltre, dedica una profonda riflessione al concetto di “tempo”. Il tempo di ogni individuo può essere “perduto” – come recita il titolo del libro – a meno che non venga “salvato attraverso le opere.”
Erroneamente mi aspettavo di leggere la biografia romanzata di Vermeer, invece è stato un viaggio nell’arte.
Consiglio il libro a chi è appassionato, o anche solo incuriosito, dai quadri di questo straordinario pittore olandese.
“Teniamoci per mano, insieme viaggeremo nel profondo della notte, e vinceremo il buio. Ritroveremo il tempo perduto.”