
Il tipografo di Vichy
Marco Musazzi
Romanzo storico
Solferino
19 gennaio 2024
cartaceo, ebook
240
Il tipografo di Vichy
Marco Musazzi
Romanzo storico
Solferino
19 gennaio 2024
cartaceo, ebook
240
Vichy, 1942.
Dal pulpito della chiesa, padre Charles esorta i fedeli a segnalare alla gendarmeria gli ebrei apolidi, che devono essere allontanati dal Paese. Constantin Millon, il tipografo, torna a casa turbato: è davvero questa la cosa giusta? Gli amici al bistrot sono sicuri di sì: senza ebrei staranno tutti meglio, ci saranno più lavoro e più soldi per tutti e la Francia sarà restituita ai francesi. Ma Constantin, che pure non si è mai interessato di politica, comincia a provare un sottile disagio, che in fine esplode in aperta discussione con la moglie Rose quando la loro amata figlia, Janine, rivela di avere una carissima amica ebrea, Ester. Può continuare a frequentarla?
Rose non ha dubbi: certo che no. Ma il marito esita, la piccola crepa che si è aperta nella sua mente si allarga via via che arrivano voci sul trattamento riservato agli ebrei. Finché Janine sparisce e il sospetto che sia stata presa insieme a Ester in un rastrellamento, e deportata in Germania, diventa pian piano certezza. È ancora possibile salvarla?
Ora Constantin, l’uomo incapace di slanci e che si definisce “un pezzo degli scacchi dal colore incerto, né bianco né nero, un pezzo fuori dal gioco”, è stato toccato dalla Storia e non può più restare a guardare. Deve agire. E l’incontro con un vecchio prete dalla fede vacillante sarà determinante per il suo futuro
“Mai avrei detto che lo scrivere si sarebbe trasformato in una sorta di medicina” – da “Il tipografo di Vichy” di Marco Musazzi, Solferino.
“Il tipografo di Vichy”, Constantin Millon, vive in un’epoca difficile. È il 1942, la Francia è occupata dai nazisti, tranne la sua città, Vichy, dove si è insediato il generale Petain. Egli è un simpatizzante dei tedeschi, quindi collabora con essi nella persecuzione e cattura degli ebrei. Tutti parlano di loro in termini dispregiativi, identificandoli nella causa dei problemi della nazione, nessuno si domanda che fine facciano le famiglie arrestate e allontanate dalle loro case. Constantin si chiede dove sia la verità e se sia il caso di prendere una posizione. Sarà un evento drammatico ad indicargli la strada da percorrere.
“Rose dice di me che sono una persona senza troppi grilli per la testa, anzi, nessuno, aggiunge scherzando”
Constantin è un uomo ordinario senza troppe aspirazioni, soddisfatto di ciò che ha. Ha ereditato la tipografia dal padre, lavorare con le parole gli piace e gli permette di garantire alla propria famiglia una vita più che dignitosa. Non ama le discussioni, va d’accordo con tutti proprio perché evita i conflitti, preferendo la diplomazia o il silenzio. Questo non significa che non abbia opinioni o che sia una persona superficiale. A dire il vero, si fa spesso delle domande e non prende per buono tutto ciò che gli vien detto. Semplicemente non è disposto a barattare la propria quiete per difendere apertamente un’idea potenzialmente compromettente (vive in una nazione occupata dai tedeschi ed è il 1942). È un ottimo marito per Rose e un padre affettuoso per Janine. Per gli abitanti del suo quartiere è una persona per bene, un onesto lavoratore, un uomo discreto, affidabile e stimato.
Rose è una brava moglie, il suo unico rammarico è non esser potuta diventare madre di più di un figlio, come avrebbe tanto desiderato. Dopo la nascita di Janine si erano verificate complicanze che avevano reso impossibile il verificarsi di altre gravidanze. Ma Rose è una donna vivace, ottimista e propositiva. Non si è lasciata prendere dallo sconforto, dedicandosi con amore a ciò che è riuscita realizzare, anziché rammaricarsi per quello che non ha potuto ottenere. La sua è una piccola, ma bella famiglia, ha di ché esser fiera. Poi è giovane, di bell’aspetto e in salute. Ha un appartamento di proprietà, un marito con un’attività ben avviata che la ama e la rispetta e una figlia adorabile.
“È incredibile come alle volte i ricordi ci sorprendono, così ricchi di dettagli da sembrare fatti di ieri” – Il tipografo di Vichy
Janine è un’adolescente in fase di cambiamento. Da bambina docile e obbediente si è trasformata in una ragazza determinata, con un’indipendenza di pensiero che preoccupa i genitori. In altri periodi ne sarebbero stati fieri, ma nel 1942 è una qualità pericolosa. Per lei non esistono mezze misure, non è disposta ad accettare le ingiustizie e i soprusi a carico di persone innocenti. I genitori sono sconcertati di fronte a tanta caparbietà e decisione. Temono che la sua ribellione possa metterla nei guai. È una ragazza intelligente, ma ancora ingenua e inesperta della vita.
Padre Surny è un anziano sacerdote. Il pastore di un piccolo gregge di un altrettanto piccolo paesino di montagna fuori Vichy. È un uomo con dei trascorsi dolorosi risalenti alla precedente guerra. Questi l’hanno reso più saggio, ma anche più coraggioso. È disposto a rischiare la propria incolumità per salvare degli innocenti da un destino crudele. Rifiuta di piegarsi di fronte alla crudeltà e ritiene sia suo dovere provare a intervenire. Nessuno sospetta che dietro le vesti di quell’anziano sacerdote si celi un uomo forte e intrepido.
“È così facile a quell’età spezzare il filo della fiducia, basta un niente, ma poi è così difficile riannodarlo e anche quando ci si riesce, quel nodo, quel rammendo rimane lì, silenzioso e inevitabile“
“Il tipografo di Vichy” è una storia di fantasia con elementi tratti dal vero. Il contesto storico, la Vichy del 1942 e il suo clima politico, sono conformi alla realtà. Esisteva effettivamente un padre gesuita che pagò con la vita la sua scelta di testimoniare contro il massacro degli ebrei, probabilmente ha ispirato la figura di padre Surny. L’autore ha saputo ricostruire l’ambientazione in modo perfettamente verosimile attraverso le parole dei vari personaggi del romanzo. Persone che si incontravano nei bistrot, per la strada dopo la funzione domenicale, nelle botteghe o semplicemente riuniti a tavola tra delle mura domestiche.
Le certezze fondate sul nulla dei luoghi comuni, frutto di indottrinamenti istituiti appositamente che creare intolleranze e divisioni. La ricerca di capri espiatori per i problemi della nazione, la pericolosità dell’ignoranza, la confusione e l’egoismo figlio della paura. Sono le tematiche principali.
Ogni componente della famiglia Millon è perfettamente caratterizzato, la loro routine può essere verosimilmente quella di un qualsiasi altro focolare domestico dell’epoca. Da sereno e rassicurante a luogo di dolore. Una povera imbarcazione reduce dalla tempesta. L’autore ne descrive i tormenti attraverso la voce di Constantin Millon. La storia è narrata, infatti, in prima persona sotto forma di diario, che viene ritrovato casualmente dopo anni. Egli l’aveva ricevuto in dono dalla figlia e aveva iniziato a scrivervi più per dovere che per altro, salvo poi scoprire che affidare i propri pensieri alla carta era terapeutico e diventava quindi una necessità.
“Janine, tu non sei soltanto nostra figlia, tu sei un mondo, un universo con le sue leggi, le sue paure, i suoi ideali, le speranze…ed è proprio questo che dobbiamo rispettare” – Il tipografo di Vichy
Un’altra tematica è proprio il potere salvifico della scrittura. Poco importa che l’esigenza di scrivere da parte del protagonista sia dettata dalla solitudine. Egli non ha altra scelta che aprirsi attraverso carta e penna poiché non può farlo a voce. Emerge l’importanza di avere un proprio pensiero critico e di fare scelte consapevoli. È sicuramente una lettura che fa riflettere.
Lo stile di scrittura è fluido, il linguaggio comprensibile e il ritmo incostante. A tratti molto veloce e a tratti più lento poiché si racconta di una routine che tende a ripetersi. Questo è un punto a favore poiché rende la narrazione realistica così come i pensieri che quotidianamente attanagliano i personaggi. È una storia che ha anche una sua suspense. Accade un evento drammatico che genera parecchie domande in noi lettori. Un’inspiegabile scomparsa cambierà le vite dei protagonisti e noi ci ritroviamo a volerne conoscere le motivazioni e gli esiti finali.
Ho apprezzato l’assenza di retorica nella narrazione e mi piace moltissimo l’idea del così detto “eroe quotidiano”, spesso sono le persone comuni a fare la differenza. Questo può anche essere letto come un messaggio positivo. Ci insegna che anche la persona dall’apparenza ordinaria può avere un ricco mondo interiore e vivere tormenti inimmaginabili dall’esterno.
Vi piace l’idea dell’eroe quotidiano come protagonista?