Novità
Recensioni
Eventi

Una brava persona
Sergio Costa

 Una brava persona
 Sergio Costa
 narrativa contemporanea
 Les Flâneurs Edizioni
 8 luglio 2021
 cartaceo, ebook
 263

Cosa succede se una brava persona, ridotta alla disperazione, si trova ad impugnare un’arma?

Il protagonista di quest’opera è un uomo qualunque. Un cinquantenne che ha perso il lavoro a seguito di una malattia e si ritrova con moglie e figlia da mantenere, il conto in banca prosciugato e l’incertezza del futuro. Un uomo che butta per terra il mozzicone della sigaretta e poi lo riprende per gettarlo nel cestino, pur di non sentirsi in colpa.

Il protagonista di questa storia vuole solo tornare a lavorare onestamente. Come può un uomo così , senza un titolo di studio e con un’unica esperienza lavorativa alle spalle, mettersi in gioco nella società odierna?

La disperazione fa confondere tra ciò che é giusto e ciò che é sbagliato. Bisogna riconoscere il limite e non oltrepassarlo.

Per uccidere un uomo non serve togliergli la vita, basta togliergli il lavoro

Un uomo che ha sempre vissuto onestamente grazie al suo lavoro, si ritrova, da un giorno all’altro, senza occupazione. Ha cinquant’anni e poche prospettive e una famiglia alla quale provvedere. Passa le giornate al bar. Incontra persone di malaffare e medita vendetta contro colei che reputa responsabile della sua rovina. Eppure lui è una brava persona. Può un uomo onesto trasformarsi in un delinquente?

“Sei sempre stato un bravo ragazzo, con la testa sulle spalle, un gran lavoratore, non puoi cambiare, non potrai mai, neppure se ti sforzi. Sei una brava persona amico mio, e lo sarai sempre”

Il nome del protagonista di questa storia non viene menzionato. Lo chiamano “zio”, “mister” o “amico mio”. Sono epiteti che si potrebbero attribuire a chiunque perché lui vuole esser un uomo qualunque, uno di noi. Cinquant’anni, appartenente alla classe operaia della periferia di Milano, dove risiede con moglie e figlia. Una persona per bene la cui unica ambizione consiste nel lavorare per garantire una vita migliore della sua alla figlia, promettente studentessa. Da uomo semplice e abitudinario, si trasforma in un disperato quando viene indotto al licenziamento. Il suo buon cuore si riempie di risentimento per colei che, facendo mobbing, lo ha costretto a rinunciare al suo lavoro. La sua rettitudine vacilla e la sua testa si riempie di idee malsane. Intorno a lui gravitano personaggi marginali che fanno da cornice alla storia.

La moglie Sandra, una brava donna e la figlia Chiara, così ben educata e portata per gli studi. Poi ci sono i vari Franco, Nicola, Marian ecc. Personaggi loschi nei quali il protagonista s’imbatte con lo scopo di portare a termine la sua vendetta. Ed infine c’è Veronica, la manager giovane, affascinante ed ambiziosa responsabile del suo licenziamento.

La narrazione è fluida e semplice. L’autore racconta la storia del protagonista attraverso la sua stessa voce, narrando i fatti in prima persona. Trattandosi di un uomo comune, senza una particolare cultura, cresciuto in un quartiere periferico, il linguaggio risulta credibile anche per merito di qualche espressione “colorita” piuttosto in uso, senza cadere nella volgarità.

personaggi sono realistici e, purtroppo anche buona parte della trama lo è. Purtroppo perché, pur essendo scorrevole, a tratti si rivela spietata. Si evidenzia lo stato in cui versano tanti lavoratori che, pur essendo lontani dalla vecchiaia, non sono più giovanissimi. Potrebbero essere ancora produttivi, tuttavia vengono tagliati fuori dal mondo del lavoro dopo un licenziamento. Una problematica che, dal singolo, si allarga a macchia d’olio, trasformandosi in un disagio sociale. Coinvolge intere famiglie rimaste senza sostentamento. Può portare alla rovina totale conducendo a gesti disperati o ad azioni deplorevoli. Il ritmo narrativo è incalzante anche se un po’ sofferto. Suscita un alto grado di curiosità nel lettore per le sorti del protagonista.

Una lettura dai toni cupi ma che fa tanto riflettere. Mi ha trasmesso indignazione a causa delle ingiustizie subite dal personaggio principale . Egli si trova in una situazione, suo malgrado, disperata. Una persona  talmente ingenua da rasentare quasi il candore nonostante tutte le scempiaggini che gli passano per la testa e le azioni sconsiderate che compie. Una periferia spietata dove le opportunità sono poche e gli affetti sinceri ancora meno. Dove la gente sopravvive o vive alla giornata. Uno spaccato molto realistico, a tratti un po’ angosciante ma con un suo messaggio positivo. Mai arrendersi e restare fedeli a se stessi, sempre. Solo attraverso questo atteggiamento si riesce a percepire il raggio di sole che taglia il buio, e che fa luce sulla strada giusta da percorrere.

Si tratta di uno di quei libri che è giusto leggere, la sua trama resterà con voi anche dopo averlo chiuso. È molto incisiva. Poiché sono una lettrice pignola e rompiscatole, faccio un piccolo appunto. Avrei desiderato un approfondimento sulla malattia che ha dato il via al processo di perdita del lavoro del protagonista; è accennata senza entrare nello specifico ma mi sembrava importante. Poi, mi sarebbe piaciuto conoscere meglio Katia, la donna senza età del bar. Personaggio di sfondo molto curioso. Comunque un ottimo libro, assolutamente consigliabile.

E voi, ritenete che lo stato di necessità possa cambiare l’indole di una persona?

Condividi:

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn

Post correlati

it_IT