
Storia d’amore e macchine da scrivere
Giuseppe Lupo
Marsilio editore
Salante Fossi, inviato del Modern Times, si trova a Skagen durante il solstizio d’estate, per festeggiare il compleanno del Vecchio Cibernetico e, molto probabilmente, la sua vittoria al Nobel. Il Vecchio Cibernetico ha quasi cent’anni, è nato in Ungheria, è fuggito da Budapest con una donna mentre i carri armati sovietici invadevano la città, ha vissuto e studiato in tutta Europa e, da qualche anno, si è stabilito in Portogallo. Va in giro con la custodia di una Olivetti Lettera 22 per ricordarsi che, dopo anni passati sulle macchine da scrivere e sulle macchine calcolatrici, su vocabolari in ogni lingua, ha inventato Qwerty. Qwerty è la rivoluzione. Non c’è intelligenza artificiale che sia all’altezza di Qwerty. Non c’è cosa che Qwerty non possa fare, anche se nessuno sa che forma abbia, né cosa sia. Salante Fossi non riesce a ottenere niente dal Vecchio Cibernetico, che alle sue domande non risponde, e anzi divaga tra la memoria e i sogni che lo inseguono da una vita, come fantasmi. Ascoltando le sue parole e i silenzi, scoprirà che alcune presenze sono tali anche senza i corpi, che la memoria è un sentimento, che la storia delle macchine in Europa e nel mondo è passata da Ivrea, dall’immaginazione di Adriano Olivetti, che si possono avere molte identità, ma un solo fine, e che Qwerty ha bisogno degli esseri umani così come gli esseri umani hanno bisogno di Qwerty. Una favola cibernetica avvincente e tenera, scritta con una lingua ilare e trasognata. Una storia d’amore, anzi due.
“Storia d’amore e macchine da scrivere” di Giuseppe Lupo, Marsilio, è un romanzo insolito e particolare.
Salante Fossi, giornalista di origine sarda del Modern Times, deve intervistare nel giorno del suo compleanno il Vecchio Cibernetico, inventore di Qwerty.
Il Vecchio Cibernetico è un uomo di quasi cento anni, che negli anni Cinquanta abbandonò la sua patria, l’Ungheria, per salvarsi dall’occupazione sovietica che provocò la Rivoluzione Ungherese nel 1956. L’anziano alterna momenti di lucidità ad altri di confusione mentale e stanchezza, cambia discorso mille volte e alle domande dirette del giornalista si perde nei suoi ricordi invece che rispondere. Impariamo così la storia della sua vita: la sua famiglia d’origine che non rivedrà mai più dopo la fuga dall’Ungheria, evento che lo costrinse a cambiare identità più volte. L’incontro casuale con la moglie, la passione per le macchine da scrivere e la scrittura.
In particolare, la sua Lettera 22, una macchina Olivetti, azienda per cui l’uomo lavorò per tutta la vita e da cui trasse la sua maggiore soddisfazione. Una vita a suo modo non convenzionale, avventurosa non per scelta, che ci trascina in una realtà romantica e velata di mistero. Questo uomo, apparentemente comune e per nulla eccezionale, sarà colui che inventerà Qwerty, una macchina rivoluzionaria che va al di là dell’intelligenza artificiale, ma che nessuno al mondo ha mai visto con i propri occhi.
Realtà prodigiosa o finzione partorita da un uomo vecchio e malato?
“Storia d’amore e macchine da scrivere” è stato davvero un libro molto particolare. All’inizio ho un po’ faticato a entrare nel pieno della lettura, ma pian piano la vita del Vecchio Cibernetico, raccontata tramite ricordi e flash back, mi ha appassionata e commossa. Ho scoperto un uomo mite e romantico, che la vita ha messo a dura prova ma nonostante questo non gli ha mai fatto perdere la sua gentilezza, la sua curiosità, la sua passione per le lettere e le macchine da scrivere.
“So che un giorno arriveremo a macchine sempre più sofisticate, cari amici e colleghi (…). Ciò che conta, però, è non perdere il controllo su noi stessi, conservare la nostra dignità di uomini e il senso del limite che è contenuto in una tastiera, al di fuori della quale si apre l’infinito universo.”
Ho trovato molto divertente che Giuseppe Lupo abbia nominato i capitoli con l’ordine delle lettere che troviamo prima nella tastiera organizzata in base alla lingua ungherese, e poi con quella con lo schema qwerty, cioè quella che usiamo tutti normalmente. Penso che abbia dato un tocco di originalità e allo stesso tempo di connessione con il romanzo e la sua narrazione. La lettura è scorrevole, piacevole, ti trascina in giro per il mondo seguendo i passi del Vecchio Cibernetico durante la sua vita; per poi ritrovarti accanto a lui, nella sua veranda, mentre ricorda tutte le sue avventure.
Un romanzo inaspettato, originale, con un’atmosfera un po’ rétro ma intrisa anche di modernità e tecnologia. Un connubio perfetto.