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Le querce non fanno limoni – Chiara Francini

 Le querce non fanno limoni
 Chiara Francini
 romanzo
 Rizzoli
 13 maggio 2025
 ebook, cartaceo
 408

“Le querce non fanno limoni” è un romanzo epico, intimo e corale che attraversa cinquant’anni di storia italiana, tra la Seconda guerra mondiale e gli anni di piombo. Una storia di Resistenza, di passioni, di famiglie scucite e ricucite, di lotte che lasciano cicatrici, ma anche la forza di stare in piedi. Protagonista è Delia, ex partigiana, donna indimenticabile che affronta la guerra, l’amore e la perdita costruendo – pietra su pietra, voce dopo voce – un luogo reale e simbolico: il Cantuccio, rifugio concreto e ideale, spazio di condivisione, speranza e memoria. Attorno a lei e dopo di lei si muovono Irma, Mauro, Angela, Carlo, Sandro, Lettèria, Gigione e molti altri, personaggi vividi che si intrecciano in una narrazione tessuta come un arazzo di voci, dialetti, cicatrici e sogni. Ambientato tra Firenze e Campi Bisenzio, “Le querce non fanno limoni” dà corpo alla Storia con la “s” maiuscola – le torture a Villa Triste, la Liberazione, la strage di piazza Fontana, le contraddizioni della sinistra extraparlamentare – ma la filtra attraverso i gesti quotidiani, i silenzi, le pentole sul fuoco, le parole non dette. Ogni pagina è intrisa di una lingua viva che alterna lirismo e parlato popolare, una lingua che canta, piange, resiste. È un romanzo sull’eredità – politica, affettiva, ideologica. Sul modo in cui la memoria passa, si nasconde, si rivela. E sul coraggio di non farsi travolgere dal passato, ma di comprenderlo per poter andare avanti. “Le querce non fanno limoni” è un romanzo storico, sì. Ma è anche un romanzo dell’esistenza, un romanzo che si interroga su cosa voglia dire resistere: all’ingiustizia, al disincanto, al dolore, al tempo. E lo fa con una scrittura insieme colta e piena di umanità, che accoglie ogni personaggio come fosse una storia vera, da proteggere. Perché una vita felice significa aver combattuto.

Conosciamo tutti l’artista Chiara Francini, attrice poliedrica, donna di spettacolo piena di fascino, ironia e brillantissima intelligenza, non tutti forse conoscono la sua veste di autrice sopraffina.

Avevo già apprezzato il suo talento di scrittrice con altre sue storie pubblicate in precedenza, ma “Le querce non fanno limoni” mi ha sorpresa enormemente. Non mi ha stupito il  talento narrativo di Chiara, ma la sua capacità di mettere insieme un tale microcosmo di personaggi femminili, di lasciarli muovere in anni cruciali della storia italiana del ‘900, in due periodi caldi differenti ma accomunati da quelle lotte che hanno contribuito a creare la nostra Repubblica. Lotte che l’hanno scossa, rivoluzionata e forgiata.

Sono donne, le protagoniste di “Le querce non fanno limoni”, che si muovono su due piani temporali distinti ma collegati: prima, durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale tra lotte partigiane, le bombe da schivare e il futuro che si può solo sognare, e gli anni settanta tra Brigate Rosse, lotte studentesche, le occupazioni e le sparizioni. Sono donne che cercano di rifuggire ai ruoli che la società e la famiglia ha per loro prestabilito, che vogliono dare il proprio contributo al sogno e all’ ideale di libertà, di ricostruzione e di evoluzione dell’Italia.

“Scrivo perché voglio essere la prima per qualcuno. Perché lì sono l’unico Dio che ho, e anche se sbaglio, devo bastarmi, perché non ho altri all’infuori di me. Scrivo perché lì non è silenzio, ma uno specchio benevolo, che prova a restituirmi, a cui interesso, perché mi guarda. I miei pensieri, spesso, non mi fanno compagnia: mi fanno male.”

Chiara Francini tratteggia ritratti di donne che restano nel cuore, coraggiose ma anche piene di paure, mosse dall’amore, e non solo per un uomo, ma anche per sé stesse, per non essere sempre e solo pedine, ma artefici del proprio destino. L’autrice non le lascia tra le pagine, le rende carne e sangue, passione e dolore che scorrono nelle vene, sorriso e speranza, ma anche cicatrici che restano su corpo e anima.

Delia e Irma e i loro universi che collimano fino a diventare un’unica storia, diventano nostre amiche e compagne. Questa è la grande capacità di chi non scrive semplicemente una storia ma la rende viva, per le emozioni che suscita, per la rabbia e la gioia, il dolore e l’amore che sono in ogni parola, in ogni respiro. È la storia di tante donne ma è anche la nostra.

La Storia, con la guerra, le torture, la liberazione, le stragi e la politica, è filtrata attraverso gli occhi della gente che ha vissuto tutto sulla pelle e diventano storie, racconto e ricordo, diario.

“L’amore e la rivoluzione son fatti della stessa materia: passione, urgenza, sacrificio. Ma vanno curati e ascoltati. Sennò ti scoppiano in mano.”

Sono pagine fondamentali del nostro passato che Chiara Francini ci racconta a cuore aperto, con vivo e autentico fervore, con acume, intelligenza emotiva e anima. “Le querce non fanno limoni” è romanzo storico, politico, sociale e di costume, è romanzo d’amore in ogni sua sfumatura, racconto di vite.

“Le querce non fanno limoni” è una narrazione al femminile e femminista, di ideologia, quella giusta, che fa guardare all’altro con compassione, perché l’altro sei anche tu. Tra Firenze e Campi Bisenzio, tra i partigiani e i rivoluzionari, attraversiamo vite spezzate, sfregiate e ricostituire, vite perse e mai dimenticate, vite. Tra profumo di gelsomino e polvere da sparo, di cucina e casa, di prigione e sangue, arriviamo al Cantuccio, rifugio di Delia e di chi casa non ha, ascoltando Mina e quel suo “Mi sei scoppiato dentro al cuore all’improvviso” che diventa canto di vita.

“Quel posto divenne il Cantuccio di tutti, rifugio, tana.”

Irma, Sandro, Mauro, Gigione, Angela, Lettèria, la Cipollina, l’Annina, Carlo, quanti volti, quante voci, ma su tutti c’è lei, Delia. Delia e l’azzurro della speranza e dall’amore; Delia e il coraggio e la guerra; e Delia e la pace, la vita e la morte. C’è lei e la sua chioma rosso fuoco che ci dice di lottare e non piegarci, di non tacere contro le ingiustizie, di non subire sempre, di alzare la testa, per noi e per gli altri.

Una cosa la dico alla Chiara. Quanto mi hai fatto commuovere, bellina mia, quanto mi hai emozionato, questo romanzo è una meraviglia, da leggere e amare.

“Anche se si casca, se si ha fame e sete, anche se ci si sente vinti, sfortunati, non voluti, anche se si arriva a disprezzarla, bisogna accettare che è proprio così che deve essere, la vita. Qualsiasi esistenza ci si trovi tra le mani, per via del destino, o della storia, si ha  il dovere di seguirla, di provare a ripararla, perché non se ne può scegliere un’altra.”

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